Torture nel carcere di San Gimignano, un’inchiesta nata dalle denunce di alcuni detenuti: già quattro agenti sospesi dal Dap. Questo pomeriggio (giovedì 26 settembre 2019), è arrivato in visita l’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini. 

Torture nel carcere di San Gimignano: i detenuti insorgono dopo Salvini

La visita di Salvini ieri al carcere di San Gimignano è stata accompagnata da preoccupanti episodi di protesta di gruppi di detenuti del reparto di media sicurezza che oltre alla battitura delle sbarre hanno incendiato lenzuola e oggetti e danneggiato suppellettili.

La situazione è stata gestita con grande professionalità e responsabilità dal personale penitenziario che ha evitato conseguenze più gravi – dice il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo – “quanto accaduto è molto significativo del clima che si sta creando nelle carceri del Paese alimentato dalla destabilizzazione del sistema carcerario e dalla delegittimazione del personale penitenziario. Lo abbiamo detto a caldo e lo ribadiamo: spostare tutta l’attenzione mediatica sui presunti pestaggi di detenuti che sarebbero avvenuti nel carcere di San Gimignano è un’operazione che contiene il rischio di delegittimare tutto il personale di Polizia Penitenziaria degli istituti italiani che è già costretto a difendersi da mille attacchi dentro e fuori il carcere. Siamo dunque dalla parte degli agenti e prima di esprimere condanne pesanti e definitive attendiamo il procedimento giudiziario”.

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Salvini in visita a Ranza

Salvini in visita al carcere di Ranza: dopo la notizia dell’inizio dell’inchiesta che ha coinvolto 15 agenti di Polizia penitenziaria giovedì 26 settembre nel pomeriggio la visita dell’ex ministro a San Gimignano.

Siamo onorati della presenza dell’ex Ministro e cogliamo l’occasione per esprimere vicinanza alle guardie carcerarie coinvolte in questa vicenda, con l’augurio che sappiano provare la loro innocenza di fronte ad accuse così gravi, ma ben consapevoli delle enormi difficoltà che questi operatori stanno affrontando da anni a causa di una carenza di personale e di ruoli dirigenziali indispensabili per il corretto svolgimento delle mansioni affidate agli operatori di sicurezza”.  afferma il segretario della Lega Riccardo Galligani.

Intanto, in Consiglio comunale… “No strumentalizzazioni!”

Il sindaco Andrea Marrucci: «L’ultima denuncia sulla intollerabile situazione di non governo della struttura è datata 12 luglio scorso, ed è una nostra lettera indirizzata al Ministero e al Dap»

«L’Amministrazione comunale di San Gimignano, fuori da ogni strumentalizzazione politica, torna a chiedere con forza agli enti preposti e competenti la definitiva soluzione dei problemi che affliggono il carcere di Ranza, dal sovraffollamento (il Ministero ci parla di 352 detenuti su 235 posti disponibili), al completamento della dotazione organica di agenti di Polizia penitenziaria, fino a risolvere una volta per tutte la cronica assenza di una direzione stabile della struttura e i problemi strutturali e impiantistici della casa di reclusione».

Così il sindaco di San Gimignano Andrea Marrucci ha riferito in consiglio comunale in merito allo “stato di salute” del carcere di Ranza tornato alla ribalta delle cronache in questi giorni per un’indagine della magistratura su presunti abusi all’interno della struttura da parte della Polizia Penitenziaria. Alla seduta consiliare ha preso parte anche Sofia Ciuffoletti, presidente di “L’altro diritto onlus”, che ha svolto il ruolo di garante comunale dei detenuti.

«Da troppo tempo la Casa di Reclusione di Ranza è abbandonata al suo destino – ha aggiunto Marrucci – senza Direzione stabile e da mesi senza Comandante e Vice Comandante del corpo di Polizia penitenziaria, figura quest’ultima colmata soltanto all’inizio di questa settimana. Il Comune di San Gimignano, che si ritrova sul proprio territorio questa struttura da quando fu dismesso il penitenziario prima presente in pieno centro storico, non ha come ben noto alcun tipo di competenza, se non quello di coordinamento e collaborazione con lo Stato in attuazione del principio costituzionale di sussiadirietà. Tuttavia in questi anni, ieri con le precedenti Giunte e oggi con l’attuale Giunta, ripetuti sono stati gli appelli e gli allarmi dell’Amministrazione sulle carenze dirigenziali, organiche e infrastrutturali della casa di reclusione. L’ultima nostra denuncia sull’intollerabile situazione di non governo della struttura è datata 12 luglio scorso, con una lettera indirizzata al Ministero e al Dap – ha specificato il primo cittadino di San Gimignano – Ben prima di tutto l’odierno clamore mediatico e ben prima che si attivassero i peggiori istinti di strumentalizzazione politica sulla delicata vicenda che coinvolge Ranza. Stupisce non poco che a livello nazionale senatori che hanno avuto ruoli governativi di primo piano fino a ieri, scoprano l’esistenza del carcere di Ranza solo adesso, così come lascia sconcertati che non si abbia un minimo di pudore a farlo proprio in questo momento, cioè quando è in corso una delicatissima e complicata indagine della magistratura. Anche per questo motivo in questa sede mi limito a ricordare le tante iniziative, non dovute ma sentite come necessarie, che l’Amministrazione ha messo in campo in questi anni per rendere Ranza più vivibile e meno abbandonata al suo destino. A partire dal 2012 con l’istituzione del garante comunale, per finire con la realizzazione del parcheggio per i visitatori e relativo marciapiede, passando per tantissimi progetti sulla mobilità, l’inclusione, l’ambiente, il lavoro e un Consiglio Comunale con l’ex Sindaco Bassi svoltosi proprio dentro il penitenziario nel 2018 che evidentemente allora – ha concluso Marrucci -, non faceva gola a nessuno».

Torture nel carcere di San Gimignano: un’inchiesta “delicata”


L’inchiesta della Procura di Siena ha interessato quindici agenti, quattro dei quali subito sospesi dal Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria). Tutto era iniziato dopo le segnalazioni di alcuni detenuti. Le accuse formulate dalla Procura di Siena vanno dalle minacce alle lesioni aggravate, falso ideologico commesso da un pubblico ufficiale, fino ad arrivare alla tortura.

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La reazione di Marrucci e Cenni

Da troppo tempo la Casa di Reclusione di Ranza è abbandonata al suo destino, senza Direzione stabile e da mesi senza Comandante e Vice Comandante del corpo di Polizia penitenziaria – fanno sapere il sindaco di §San Gimignano e la Deputata Pd – . La nostra attenzione verso la struttura è alta da anni e anche in virtù di questa attenzione sono di recente arrivati alcuni nuovi agenti. Appena eletti, infatti, con la parlamentare Susanna Cenni e con l’assessore Daniela Morbis abbiamo denunciato questa situazione, le difficoltà di agenti e detenuti, le carenze infrastrutturali e chiesto interventi urgenti agli enti preposti. Richiesta sfociata in una esplicita lettera di misure urgenti al Ministro Bonafede. La buona notizia è che il Ministero ci ha finalmente risposto e, oltre all’arrivo di alcuni agenti, ci ha comunicato che la vicenda del comandante di reparto sarebbe stata risolta in quanto tale funzione “è stata conferita ad un Commissario capo del corpo di Polizia penitenziaria” che, dalle vie infornali, sappiamo dovrebbe entrare in servizio da lunedì prossimo. Tuttavia restano difficili le condizioni di vita e di lavoro all’interno della struttura, e la notizia di oggi di sospensione immediata dal servizio da parte del Dap di 4 agenti per episodi verso detenuti ci ferisce e ci rammarica. Confidiamo nella rapida verifica da parte della Magistratura e confidiamo nel corretto operato e nella professionalità degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria nello svolgere il loro delicato lavoro e al tempo stesso chiediamo massima chiarezza nell’interesse di tutti. Non è un caso che da anni l’Amministrazione comunale ha individuato la figura del garante comunale dei detenuti, proprio per monitorare la situazione dei detenuti. Così come torniamo a chiedere con forza che siano definitivamente affrontati i problemi di Ranza, dal sovraffollamento (il Ministero ci parla di 352 detenuti su 235 posti disponibili), al completamento della dotazione organica fino alla risoluzione definita della cronica assenza di una direzione stabile. Per parte nostra continueremo a non voltarci dall’altra parte e a denunciare le inefficienze della struttura. Con la nostra parlamentare Susanna Cenni chiederemo subito una nuova visita alla Casa di reclusione”.

Dal Sappe:”La Polizia penitenziaria non ha nulla da nascondere”

Rispetto alla notizia di Agenti di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di S.Gimignano indagati per presunte violenze a detenuti invito tutti a non trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari. Noi confidiamo nella Magistratura perché la Polizia penitenziaria, a S.Gimignano come in ogni altro carcere italiano, non ha nulla da nascondere”.

Le dichiarazioni del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi

I gravi fatti del carcere di San Gimignano, su cui indaga la procura senese, sono motivo di grande preoccupazione e costituiscono un serio allarme. Gli inquirenti ipotizzano il reato di tortura ai danni di un detenuto, avvenuta un anno fa ad opera di alcuni agenti della polizia penitenziaria all’interno del carcere di Ranza. Auspico che si giunga al più presto all’accertamento della verità. L’opinione pubblica è sensibile a queste violenze inaudite. L’emersione e la verifica giudiziaria di questa condotta illegale e violenta nelle carceri – pensiamo al caso Cucchi – è diventata una spinta all’impegno civile e alla libertà di informazione”.

Così il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi commenta le notizie sulle indagini per reato di tortura avviate dalla procura di Siena su un caso di pestaggio da parte di agenti di polizia penitenziaria ai danni di una persona detenuta nel carcere di Ranza, a San Gimignano (Si).

Il garante regionale dei detenuti – aggiunge Rossi – ha dichiarato che nel carcere di San Gimignano, così come in altri istituti della Toscana, persistono problemi di carattere strutturale e carenza di servizi essenziali. In questi contesti, in cui pare palpabile la defezione dello Stato, possono verificarsi fenomeni inquietanti di extraterritorialità, omertà e violazione dei diritti umani, come ipotizzato per l’episodio di San Gimignano”.

I numeri del degrado carcerario

In generale i numeri del degrado carcerario sono inequivocabili. Pensiamo ai suicidi. Negli ultimi venti anni in Italia sono state oltre 1000 le persone che si sono tolte la vita in carcere. Nel 2019 siamo già arrivati a 35 casi. Sono 10mila detenuti in più rispetto alla capienza prevista dagli istituti. La polizia penitenziaria è sotto organico cronico. La Corte europea dei diritti umani ha condannato nel 2013 il nostro paese per “trattamenti inumani e degradanti” subiti dai detenuti in alcune carceri italiane.

La tortura è un crimine orrendo che nega la libertà fisica e interiore della persona che la subisce, con gravi effetti intimidatori sul contesto circostante. Anche se dal 2017 esiste una legge importante (Introduzione del delitto di tortura nell’ordinamento italiano, legge 110/2017) che introduce nel nostro ordinamento il reato di tortura – conclude il presidente della Toscana – siamo lontani dall’obiettivo di garantire la piena attuazione dal secondo comma dell’articolo 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. E’ una grande emergenza nazionale e tocca allo Stato spezzare questo intreccio di abbandono, violenza e impunità. Ora spetta al governo e al ministro Bonafede investire le risorse necessarie e costruire percors i alternativi alla detenzione”.

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