Il satellite Nasa per lo studio delle alte energie Swift ha rilevato il 27 giugno scorso un breve lampo di raggi gamma (grb) proveniente mezzo grado a sud della stella Yed Posterior, visibile anche ad occhio nudo nella costellazione di Ofiuco, il Serpentario.

Per studiare la natura di queste misteriose esplosioni, le più potenti dell’universo dopo il Big Bang e la cui energia liberata in pochi secondi è pari a quella di miliardi di galassie, anche i ricercatori Simone Leonini, Massimo Conti e Paolo Rosi dell’Unione Astrofili Senesi si sono prontamente attivati per rispondere all’allerta mondiale diramata degli scienziati americani.

Subito dopo il tramonto, il telescopio automatico di oltre mezzo metro di diametro dell’Osservatorio Astronomico di Montarrenti ha puntato la zona di cielo interessata, individuando l’elusiva controparte ottica del catastrofico evento denominata grb 190627A e giunta a noi dai limiti dell’Universo osservabile.

Dieci miliardi di anni fa

«La nostra osservazione ha confermato quanto registrato poche ore prima (quando in Italia era ancora giorno) da osservatori cinesi e kazaki e successivamente da osservatori spagnoli, delle Isole Vergini, sud africani e della Repubblica Ceca – hanno spiegato dall’Osservatorio senese – Un coordinamento mondiale di strumenti pronti a caratterizzare e seguire senza soluzione di continuità l’evoluzione della deflagrazione che si è resa visibile per poco più di 48 ore. Data l’imprevedibilità e la breve durata di questo tipo di eventi, non sempre è possibile misurarne la distanza. Sinora è stato possibile farlo per solo un terzo dei grb osservati. Fortunatamente, nel caso specifico, ci sono riusciti gli astronomi dell’European Southern Observatory grazie ad uno dei telescopi di 8.2m di diametro, parte del progetto Very Large Telescope, situato a Cerro Paranal, nel deserto di Atacama in Cile. Con l’utilizzo di uno degli strumenti ottici più grandi e sofisticati al mondo, è stato possibile stabilire che il viaggio nello spazio di questi bagliori extragalattici è iniziato ben 10,3 miliardi di anni fa ovvero “appena” 3,5 miliardi di anni dopo il Big Bang!».

Leggi anche:  Coldiretti Siena lancia l'allarme ungulati

Anche se sono alcuni decenni che vengono osservati e studiati questi fenomeni, i meccanismi che li producono sono ancora poco conosciuti. Una delle ipotesi è che siano connessi all’esplosione di supernovae in lontanissime galassie. Alla morte di una stella di grande massa, un potente getto di plasma “buca” la stella che successivamente investe il gas circostante, originando la luce che vediamo da Terra quando il getto illumina il cosmo nella nostra direzione. Recentissimi studi hanno invece associato un’altra classe di GRB alla fusione di coppie di stelle di neutroni in orbita l’una attorno all’altra, le quali emettendo onde gravitazionali perdono energia avvicinandosi progressivamente fino a unirsi in un unico corpo celeste, generalmente un buco nero. Abbraccio mortale grazie al quale si producono nel cosmo molti metalli rari e preziosi come oro, argento, platino ed uranio.

Un vertiginoso viaggio verso l’adolescenza dell’Universo che, ancora una volta, gli astrofili senesi hanno condotto attraverso il loro telescopio, una vera e propria macchina dello spazio-tempo.