intervista a lapo mazzei
Lapo Mazzei intervistato dal Gruppo archeologico Salingolpe di Castellina in Chianti

Intervista a Lapo Mazzei sul passaggio del fronte nel 1944

Per onorare la ricorrenza nazionale del 25 aprile, il Gruppo Archeologico Salingolpe di Castellina in Chianti pubblica una video-intervista inedita fatta nel 2016 a Lapo Mazzei, Presidente del Consorzio del Chianti Classico per vent’anni e Cavaliere del Lavoro, il quale ricorda i drammatici eventi del passaggio del fronte nel 1944 presso Fonterutoli. L’intervista rientra nel progetto documentaristico denominato “Io Ricordo” che gode del patrocinio del Comune di Castellina fin dal 2016.

“Oggi è il 25 aprile, data simbolo di libertà e di pace, – dichiara Marcello Bonechi, sindaco di Castellina – e l’intervista rilasciata da Lapo Mazzei al Gruppo Salingolpe non fa che arricchire ulteriormente l’inestimabile patrimonio immateriale del nostro territorio; un territorio che ha vissuto i difficili momenti della guerra e della lotta al nazifascismo. Un patrimonio di esperienze e valori in cui crediamo fermamente, da tutelare e tramandare ai nostri giovani come invito alla cittadinanza attiva”.

“A più di 90 anni – dichiara Vito De Meo, presidente del Gruppo Salingolpe –  Lapo Mazzei offre uno spaccato di vita vissuta che intende recuperare e diffondere l’esperienza del passaggio del fronte nel 1944. Non solo ma trasmette un accorato appello ai cittadini di oggi: “Fare qualsiasi sacrificio perché torni fuori la grandezza e la forza del nostro Paese”, unitamente a un caloroso invito rivolto alle nuove generazioni esortandole a riscoprire il doveroso amore verso la Storia del proprio Paese, primo nella crescita della civiltà nel mondo. Ringrazio Lapo Mazzei per le splendide parole e per l’insegnamento che ci rivolge, così come anche il Comune di Castellina in Chianti per aver sostenuto il progetto di recupero della Memoria del nostro territorio”.

Dalla video-intervista a Lapo Mazzei rilasciata nel 2016:

“Bisogna amare fortemente il proprio Paese, fare qualsiasi sacrificio perché torni fuori la grandezza e la forza di questo Paese che è il primo Paese al mondo per la crescita della civiltà. Durante il passaggio della guerra ero qui a Fonterutoli con mio padre, avevamo un rifugio un po’ fuori, a Monteporcini, e si stette lì per una quindicina di giorni. Cosa penso della Guerra? E’ un pensiero difficile perché la storia dell’uomo è caratterizzata dalla guerra, dal sangue. Se pensiamo alla vita di Gesù, anche questa finisce col sangue. Tutte le rivoluzioni hanno uno sbocco violento. Secondo me in questo momento bisogna ricordare ai giovani che ci sono dei punti fondamentali. Primo: l’interesse del proprio Paese, che non è l’interesse per il proprio conto in banca ma l’interesse di un destino di un popolo, di una funzione di un popolo. L’Italia è il paese – e questo lo dico con ogni certezza – che ha dato più di ogni altro paese nel mondo. La civiltà ha la sua sede centrale in Italia e questo è un onere che i giovani devono capire che ci portiamo sulle spalle. C’è un francese, già direttore del Figarò, che scrisse un libro sulla crescita della civiltà nel mondo; mi regalò una copia con questa dedica: una nuova visione della Storia dove l’Italia svolge come sempre il suo ruolo naturale: il Primo. Un paese si regge sulla sua Cultura, che è la Storia, che serve a educare, a raccontare cosa è successo, perché, il bene che abbiamo fatto e gli errori; se i giovani non sono orgogliosi del loro passato, del peso e della responsibilità che portano sulle spalle, non è possibile. Serve un linguaggio che dica Siamo quello che siamo! E dobbiamo e abbiamo il dovere di essere. Per fare questo bisogna conoscere la propria Storia, leggerla, almeno per sommi capi”.